Non voglio più avere paura

Laura è una giovane donna, legata alla famiglia e ai valori tradizionali.

Ha un bel lavoro e da qualche mese vive con il suo ragazzo, vorrebbero sposarsi ed avere dei figli.

Sembrerebbe tutto perfetto e invece…da quando ha lasciato la casa dei genitori, non ha più pace. Rimugina su malattie o disgrazie che potrebbero accadere a lei o al suo ragazzo, spaventandosi per un nonnulla; trascorre le ore libere al telefono con i familiari, in cerca di rassicurazioni. Quando è sola in casa si sente in grande pericolo, passa e ripassa a controllare tutte le serrature e ad ispezionare ogni angolo, col cuore in gola, trasalendo ad ogni piccolo rumore. Quando le capita di guidare lungo strade isolate, se si accorge di essere sola è invasa all’improvviso da una sensazione di grande allarme, le gira la testa, le manca l’aria, le sembra di perdere il controllo...è un attacco di panico! Rinuncia sempre più ad allontanarsi, eppure gli attacchi di panico aumentano di giorno in giorno. Si chiede come potrà mai diventare madre, dal momento che non si sente più in grado di badare neanche a se stessa; si chiede se non sia meglio fare un passo indietro e tornare dai suoi. Anche il suo ragazzo si sta abituando a considerarla così: fragile di nervi, facilmente impressionabile, una fifona su cui non si può fare affidamento. Questo è il pensiero che le fa più male e che la convince ad affrontare le sue paure.

Iniziando il percorso psicologico, Laura si rende conto di sentirsi fragile e incapace di stare sola…proprio come quando era piccola. Affiorano i ricordi dell’infanzia: i suoi genitori erano molto apprensivi e lei, che era una bambina obbediente e giudiziosa, faceva di tutto per non preoccuparli. Stava attenta a non farsi male, rinunciava a giocare con gli amichetti, non si allontanava mai; insomma, aveva imparato che stare da soli significa, sarebbe stata in pericolo. Si accorge che anche ora, nelle occasioni in cui la sua grande famiglia si riunisce, lei è considerata una bambina, è ancora la piccola di casa che rallegra tutti; ma nessuno ascolta la sua opinione e nessuno la prende in considerazione, quando si tratta di prendere decisioni. Capisce che anche il suo ragazzo e i parenti di lui non la coinvolgono nella vita di famiglia, le nascondono i piccoli problemi e le preoccupazioni quotidiane, per proteggerla…ma così lei non si sente presa sul serio! Realizza che questo ruolo di bambina fragile, che ha interpretato senza neanche accorgersene, ora le sta stretto: vuole essere coinvolta, vuole avere delle responsabilità; è adulta, non vuole più avere paura.

Con questa nuova consapevolezza, le cose iniziano a cambiare molto velocemente: guidata, Laura trova la forza di non scappare più, ma di affrontare gradualmente la paura di stare sola, fino a superarla. Non solo: inizia a difendere con convinzione le proprie opinioni, facendo presente che non è più una bambina. Resta al fianco del suo ragazzo anche nelle occasioni che prima la spaventavano, come per esempio le visite mediche. Decide di invitare i genitori a casa sua per il pranzo della domenica e di ospitare le prossime riunioni di famiglia. Ora è pronta per dare inizio a nuove tradizioni, finalmente a suo agio nel ruolo di donna adulta.

Qual è la morale di questa storia a lieto fine? Che per stare bene è preferibile affrontare le proprie paure, anziché sfuggirle…certo, ma non solo. A mio parere, questa storia nasconde un insegnamento ancora più importante: i disturbi che compaiono all’improvviso nella nostra vita non arrivano a caso, ma arrivano per parlare di noi, per insegnarci qualcosa. Anche l’attacco di panico, così devastante, può diventare una benedizione: se lo accogliamo e lo ascoltiamo, ci guiderà a riconoscere i nostri bisogni.

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